Oleandro (Nerium oleander): l'arbusto mediterraneo per eccellenza
L'oleandro è un grande arbusto sempreverde della famiglia delle Apocynaceae, originario del bacino del Mediterraneo orientale (presente come specie spontanea nei greti dei torrenti dal Marocco alla Cina occidentale, attraverso tutta l'Italia meridionale). È una delle piante più caratteristiche del paesaggio mediterraneo: si trova lungo le strade del Sud Italia, sui terrapieni autostradali, nei parchi pubblici, nei giardini storici e moderni. Resistente alla siccità, alla salsedine, all'inquinamento atmosferico, all'arsura: il "compagno fedele" del Sud.
Morfologia
Cespuglio o piccolo albero alto 2-5 metri (occasionalmente fino a 8 m in condizioni ottimali), con foglie lineari-lanceolate verde scuro coriacee disposte a verticilli di 3. I fiori, riuniti in corimbi terminali, hanno corolla a imbuto con 5 petali aperti, profumati nelle varietà chiare. La fioritura prolungata, da maggio a settembre, è una delle qualità maggiori della pianta. Esistono cultivar a fiore singolo (più resistenti, fioriscono più abbondantemente) e doppio (più spettacolari ma sensibili a pioggia che li danneggia).
Colori e varietà
Le varietà coltivate coprono praticamente tutto lo spettro: bianco puro ('Album'), bianco crema, rosa pallido, rosa intenso ('Splendens Giganteum'), salmone ('Madame Léon Blum'), rosso, fucsia, giallo pallido ('Luteum Plenum'). Le varietà variegate ('Variegatum') hanno fogliame screziato giallo-crema, decorative anche fuori fioritura. Le varietà nane (60-100 cm) per fioriere e balconi: 'Petite Pink', 'Petite Red'.
Esposizione e clima
Pieno sole è indispensabile per la fioritura. Sopporta calura estiva estrema, vento, salsedine. Tollera temperature fino a -8/-10 °C in vegetazione adulta, ma piante giovani o sotto i -5 °C prolungati subiscono danni alle parti aeree (può ricacciare dal piede). In pianura padana e zone interne del Nord, l'oleandro va coltivato in vaso e ricoverato in serra fredda o garage luminoso (8-12 °C) durante l'inverno. Al Centro-Sud è perfettamente rustico in piena terra.
Terreno: tollerante
Cresce su qualsiasi terreno, anche poverissimo, anche calcareo, persino salino. Preferisce terreni profondi e fertili per crescita ottimale, ma sopporta benissimo terreni sassosi e siccitosi. pH ampio (6-8). Sopravvive su terrapieni autostradali esposti a polveri e calore — testimonianza della sua proverbiale rusticità.
Irrigazione
In piena terra: una volta attecchito (3-4 anni dopo la piantagione), l'oleandro è completamente siccitoso-tollerante e non richiede irrigazioni di soccorso in Italia mediterranea. In vaso, irrigazione regolare in primavera-estate (1-2 volte alla settimana), ridotta in autunno-inverno. L'oleandro tollera anche acqua salmastra o lievemente saponata (annaffiature riciclate dell'acqua di scarico domestica).
Potatura
L'oleandro fiorisce sui getti dell'anno: la potatura va fatta a fine inverno (febbraio al Sud, marzo-aprile al Centro-Nord), prima della ripresa vegetativa. Riduzione di un terzo della chioma in piante giovani per favorire ramificazione e compattezza. Potatura di mantenimento per piante adulte: rimozione di rami secchi, malati, troppo vecchi, troppo lunghi. La pianta tollera anche potature drastiche di ringiovanimento (taglio a 30-50 cm da terra), ricaccia vigorosamente dal piede. Mai potare durante o subito prima della fioritura (giugno-luglio): si eliminano i fiori dell'anno.
Concimazione
Una volta in primavera con concime granulare per arbusti da fiore (NPK 8-10-15 o simile). Eventualmente bis a metà estate per fioritura prolungata. Mai eccedere con azoto: produce foglie a discapito dei fiori. In vaso, concimazioni più frequenti (ogni 3-4 settimane) con concime liquido per piante fiorite.
Tossicità: la pianta è VELENOSA
Questo è il dato più importante da conoscere sull'oleandro. Tutte le parti della pianta contengono glicosidi cardiotossici (oleandrina, neriina) potentissimi: foglie, fiori, semi, corteccia, persino il legno bruciato (il fumo è tossico). L'ingestione di poche foglie può essere letale per bambini e animali domestici. Non bruciare mai legname di oleandro in barbecue o camini: la combustione rilascia le tossine. Maneggiare con guanti durante la potatura: il succo lattiginoso causa dermatite. Nonostante la tossicità, la pianta è praticamente immune da fitofagi (insetti e mammiferi non la mangiano, eccetto la specifica Daphnis nerii, falena dell'oleandro).
Avversità
La rogna dell'oleandro (Pseudomonas savastanoi pv. nerii) produce escrescenze verrucose su foglie, rami e infiorescenze: rimozione manuale delle parti infette, taglio dei rami molto colpiti, trattamenti rameici in autunno-inverno. La cocciniglia bianca dell'oleandro (Aspidiotus nerii) e altre cocciniglie formano placche grigiastre sulle foglie e sui rami: olio bianco a fine inverno, trattamenti specifici. Gli afidi gialli dell'oleandro (Aphis nerii) colonizzano i giovani getti e i boccioli (insetticidi). La fumaggine sulla melata di afidi e cocciniglie. Il fuoco batterico (Pseudomonas) raramente causa appassimento di rami interi.

