Margherita (Leucanthemum vulgare): la perenne italiana per eccellenza dei prati naturali

Sotto il nome "margherita" la lingua italiana raggruppa diverse specie di Asteraceae a capolino bianco con disco giallo. La specie di riferimento Γ¨ Leucanthemum vulgare, perenne spontanea dei prati italiani fino a 2000 metri di altitudine. Spesso si confonde con la pratolina (Bellis perennis, molto piΓΉ piccola), la camomilla (Matricaria chamomilla, capolino piccolo, disco prominente), la margherita gigante (Leucanthemum Γ— superbum, cultivar da giardino con capolini di 8-10 cm) e l'aster (fioritura autunnale). In questa guida tratteremo prevalentemente L. vulgare e L. Γ— superbum, le due specie piΓΉ coltivate.

Caratteristiche generali

La margherita comune Γ¨ una perenne rustica, alta 30-80 cm, con foglie basali a margine dentato e steli fiorali eretti che portano un singolo capolino all'apice. La L. Γ— superbum (margherita gigante di Shasta, selezionata da Luther Burbank a fine '800 incrociando specie europee e giapponesi) raggiunge 60-100 cm con capolini molto piΓΉ grandi, spesso semidoppi nelle cultivar moderne come 'Becky' o 'Snow Lady'. Entrambe rifioriscono per piΓΉ anni dallo stesso ceppo e si propagano per divisione del cespo.

Coltivazione: tra le perenni piΓΉ semplici

La margherita sopporta pieno sole o mezz'ombra luminosa. Predilige terreni di medio impasto, ben drenati, neutri o leggermente alcalini (pH 6,5-7,5). Non Γ¨ esigente: cresce bene anche su terreni poveri purchΓ© non ristagni l'acqua. Si pianta in primavera (marzo-aprile) o in autunno (settembre-ottobre), distanziando le piante 30-40 cm.

Fioritura e cura stagionale

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La L. vulgare fiorisce da maggio a luglio nei prati italiani. La L. Γ— superbum da giugno fino a settembre se si pratica la cimatura (taglio dei capolini appassiti subito sopra il primo paio di foglie sane), che stimola nuovi steli fiorali. A fine stagione, taglia tutto il fogliame a 5-10 cm da terra: la pianta riprende vigorosamente l'anno successivo dal ceppo.

Divisione del cespo

Ogni 3-4 anni il cespo invecchia al centro e perde vigore: bisogna dividerlo. L'operazione si fa in primavera o a fine estate, dopo la fioritura. Si estrae l'intera pianta con la forca, si divide a mano (o con un coltello robusto) in 3-4 porzioni assicurandosi che ognuna abbia un ciuffo di foglie e un buon apparato radicale, e si ripianta subito. Le divisioni in eccesso si regalano o si piantano altrove.

Margherita nei giardini italiani

Nei giardini naturalistici e nei prati fioriti la L. vulgare si autosemina facilmente e si naturalizza, creando macchie spontanee che convivono con graminacee e altre perenni. È una pianta-faro per gli impollinatori: i capolini sono visitati da farfalle, sirfidi, api solitarie. Nei roseti d'epoca italiane (per esempio quelli neoclassici e ottocenteschi) le margherite Shasta sono spesso usate come "riempitivo" tra le rose, sia per il contrasto cromatico bianco-rosa sia per coprire i piedi denudati degli ibridi di tè.

AvversitΓ 

Sano e robusta, la margherita ha pochi nemici. L'oidio compare in tarda estate in posizioni poco ventilate (zolfo bagnabile). Le chiocciole attaccano i germogli primaverili. Su terreni troppo umidi e pesanti, marciume del colletto: in questo caso bisogna correggere il drenaggio. Le foglie ingiallite in piena estate sono spesso fisiologiche (riposo estivo da caldo intenso al Sud) e non richiedono intervento.

Quando NON Γ¨ una vera margherita

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L'industria florovivaistica vende sotto il nome commerciale "margherita" prodotti molto diversi: la margherita di Parigi (Argyranthemum frutescens) Γ¨ un'altra specie, suffrutice perenne sensibile al gelo, coltivata come annuale al Nord e perenne al Sud; le gerbere (Gerbera jamesonii) sono di tutt'altro genere, originarie del Sudafrica; le margherite africane (Osteospermum) sono anch'esse sudafricane, con capolini piΓΉ piatti e disco scuro. La distinzione conta per la coltivazione: le tre specie citate non sono rustiche sotto i -5 Β°C, mentre la vera Leucanthemum sopravvive a inverni rigidi del Nord.

Significato e cultura

Nel linguaggio dei fiori la margherita Γ¨ simbolo di innocenza, schiettezza, amore semplice. Tradizionalmente, sfogliando i petali a uno a uno ("m'ama, non m'ama") si conta la sorte amorosa: ricco di varianti dialettali in tutta Italia. Botanicamente, ogni capolino contiene fino a 30 fiori bianchi del raggio (i "petali" che si sfogliano) e oltre 150 fiori gialli del disco al centro: la matematica del "m'ama, non m'ama" dipende dunque dal numero di petali del singolo capolino, statisticamente piΓΉ favorevole al "m'ama" su capolini grandi.