Colchico (Colchicum autumnale): il "croco d'autunno" velenoso
Il colchico, popolarmente "zafferano selvatico" o "croco d'autunno", è una bulbosa autunnale della famiglia delle Colchicaceae, presente spontanea in tutta Italia nei prati di pianura e collina (settentrionale e centrale). È una delle pochissime bulbose che fioriscono in autunno senza foglie: dal sottosuolo emergono direttamente i fiori a calice rosa-lilla in settembre-ottobre, simili a quelli del croco ma più grandi. Le foglie spuntano in primavera dell'anno successivo. Tutta la pianta è altamente velenosa per la presenza di colchicina.
Portamento
Pianta bulbosa con grosso cormo ovoidale di 4-7 cm. Foglie radicali (primavera): grandi (15-30 cm), lanceolate, lucide, verde scuro, raggruppate in cespo basale. Fiori (autunno): emergono direttamente dal suolo senza foglie, alti 10-25 cm.
Fioritura
Settembre-ottobre. Fiori a calice imbutiforme di 10-15 cm di altezza, con 6 tepali, colore rosa-lilla pallido a rosa-malva intenso, con stami gialli. Esistono cultivar a fiore bianco ('Album'), a fiore doppio stradoppio ('Waterlily', con tepali multipli simili a una ninfea), a fiore tassellato ('Pleniflorum'). Durata della singola fioritura: 7-15 giorni.
Specie congeneri
C. autumnale (autoctono italiano, prati di pianura/collina); C. speciosum (caucasico, fiori più grandi); C. byzantinum (specie ornamentale a fioritura abbondante); C. cilicicum. Esistono numerose cultivar orticole moderne.
Esposizione
Sole pieno o mezz'ombra. Tollera anche mezz'ombra di sottobosco luminoso.
Terreno
Drenato, mediamente fertile, anche calcareo. Tollera siccità estiva (dormienza).
Piantagione
Estate (fine luglio-agosto): i cormi sono in dormienza in questo periodo. Profondità 10-15 cm, distanza 10-15 cm fra i cormi.
Resistenza
Fino a -25°C. In Italia ovunque, anche in vallate alpine.
Ciclo annuale insolito
Settembre-ottobre: fioritura (senza foglie). Inverno: bulbo in riposo sotto la neve. Marzo-aprile: nascita delle foglie grandi e dei frutti (capsule sviluppatesi sotto al suolo durante l'inverno). Giugno-luglio: foglie ingialliscono e seccano. Estate: dormienza completa. Settembre: nuova fioritura. Importante: non rimuovere le foglie primaverili prima che secchino naturalmente — accumulano le riserve nel cormo per la fioritura dell'autunno successivo.
Tossicità — avvertenza grave
Tutta la pianta contiene colchicina, alcaloide neurotossico e citotossico molto potente. Ingestione anche modesta (pochi grammi di cormo o foglie) può essere fatale: la colchicina non ha antidoto. Sintomi: nausea, vomito, dolori addominali, insufficienza respiratoria, danno multiorgano, morte in 24-72 ore. Mai piantare in giardini con bambini piccoli, in pascoli per bestiame, in prossimità di orti dove le foglie primaverili (in cespo, prima della fioritura primaverile, simili a quelle dell'aglio orsino Allium ursinum o del giglio del Maggio Convallaria majalis) possono essere confuse con erbe commestibili. In Italia si registrano sporadicamente intossicazioni mortali per scambio di colchico con aglio orsino. Maneggiare i cormi con guanti. In caso di sospetta ingestione: chiamare immediatamente il Centro Antiveleni (Pavia 0382 24444, Milano 02 66101029, Roma 06 3054343).
Uso medicinale
La colchicina è ingrediente farmaceutico ufficiale per la cura della gotta e della febbre mediterranea familiare; deve essere prescritta e dosata con precisione da medico, perché il rapporto fra dose terapeutica e dose tossica è stretto. Mai automedicazione con piante di colchico.
Usi in giardino
Sottoboschi, prati selvatici (con cautela, non per pascoli), giardini rocciosi, vasi (con etichetta di tossicità). Compagne primaverili: Hosta, Astilbe, felci che coprono le foglie quando secca.
Cultura
Il nome rende omaggio alla Colchide, regione del Caucaso citata nei miti greci (paese d'origine di Medea, maga che usava la colchicina nei suoi filtri). Già citato da Dioscoride (I secolo d.C.) come pianta tossica.
Avversità
Praticamente esente.
